La malattia di Parkinson è conosciuta soprattutto per i sintomi motori — tremore, rigidità, lentezza dei movimenti — ma può coinvolgere anche le funzioni cognitive. Riconoscere questi aspetti è importante per affrontarli nel modo giusto e mantenere il più possibile l’autonomia.
Il Parkinson non è solo movimento
Accanto ai disturbi del movimento, molte persone con Parkinson notano cambiamenti nel modo di pensare, di concentrarsi o di organizzare le attività. Sono i cosiddetti sintomi non motori, spesso sottovalutati.
Quali difficoltà cognitive possono comparire
- rallentamento nell’elaborazione delle informazioni;
- difficoltà di attenzione e concentrazione;
- problemi nelle funzioni esecutive (pianificare, ragionare, passare da un compito all’altro);
- alcune difficoltà di memoria.
L’entità e il tipo di difficoltà variano molto da persona a persona.
Perché è importante valutarle
Una valutazione neuropsicologica permette di misurare oggettivamente queste funzioni, di distinguere ciò che è dovuto alla malattia da altri fattori (come umore o farmaci) e di pianificare il percorso più adatto.
Il ruolo del neuropsicologo
Il neuropsicologo valuta l’impatto cognitivo della malattia, imposta programmi di stimolazione cognitiva dedicati, sostiene il paziente e il caregiver e lavora in sinergia con la riabilitazione del Parkinson, la fisioterapia e la logopedia.
Fonti scientifiche
- NICE — Parkinson’s disease in adults (NG71).
- World Health Organization — Parkinson disease.
Quando i disturbi cognitivi si affiancano ai sintomi motori, è utile una visita neurologica che inquadri il quadro nel suo insieme e, se indicato, apra il percorso di stimolazione cognitiva e riabilitazione.